ecco, ora so come risponderti

Tre ore di sonno. Un taxi. Otto ore di treno. Andata. Ritorno. Uno spritz ghiacciato. Svariati bicchieri di non so cosa. Le tue frasi. Le tue assurde frasi. La tua faccia, perplessa, la mia tesa e sfuggente. Un bacio. Per la prima volta tuo e non mio. Forse per un senso di colpa. La strana allarmante conclusione di non esserci compresi. Di non averne avuto il tempo. Il mio capitombolo. Dopo quello interiore. Il fischio del capotreno. Gli ultimi sguardi, schivi, e le parole trattenute.
Adesso come ne esco?  Devo chiudere gli spazi. Ritirarmi. Tornare dall’altra parte del muro. Come te, non lasciarmi prendere. “Non ci siamo mai visti…”. “Sono stati solo pochi incontri…”. Non pensavi sarebbe durata così a lungo, eh! Cazzo che stupida. Stupida e scema e idiota e tutti i possibili sinonimi.
Disteso sul letto, di fianco, nudo, la mano a reggere la testa:
ma tu… tu cosa vorresti?
(silenzio – sguardi sospesi in uno spazio temporale indefinito)
– non so, però tu, sicuro, non vuoi me.

P.S.: Non importa se non avete capito niente. Non ho capito niente neanche io.
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~ di Vanessa su luglio 4, 2008.

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