c’è

C’è che fa caldo. C’è che la città è davvero vuota. C’è che ho zero voglia di dire fare baciare. C’è che stacco il telefono e giro scalza per casa, in bikini, con una bottiglia di birra in mano. C’è che aspetto la fine di una lavatrice. C’è che do l’acqua alla camelia, al gelsomino, alla cycas. C’è che infilo Lisbon Story nel DVD, ma non lo so, non lo seguo. C’è che nella testa ho una sequenza di parole ed immagini disordinate, di camere di hotel e stazioni e treni e tavolini in bacari affollati e inquadrature su una complicità fatta di sguardi e gesti e mezze parole. C’è che un colpo di vento ha scompaginato all’indietro la nostra storia. C’è che vaffanculo a La Bohème. C’è che hai la tua vita. C’è che io nella tua vita non conto niente. C’è che è facile creare un vuoto, difficile è gestirlo. C’è che le ferite fanno male, ma anche tentare di chiuderle fa male, cazzo, fa male tutto.

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~ di Vanessa su luglio 30, 2007.

Una Risposta to “c’è”

  1. C’è che devi fare sesso. C’è.

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